IN UN MERCATO della panificazione schiacciato tra inflazione, calo dei consumi e pressione della GDO, c’è chi ha scelto di dare un nome al pane sfuso. Grande Impero ha trasformato un bene primario in marchio, puntando su bollino, pasta madre e filiera 100% italiana per difendere margini e identità. Con cinque impianti, 23mila tonnellate annue e oltre 2.500 consegne quotidiane in 2.300 punti vendita del Centro-Nord, l’azienda fa della “crescita selettiva” la sua leva.
Il mercato della panificazione sta vivendo una profonda trasformazione, diviso tra le logiche della grande distribuzione e la riscoperta della qualità. Qual è oggi il principale motore di crescita di Grande Impero?
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